La Pesca alla Trota in Lago d’Autunno in Superficie

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Tipicamente autunnale, la in superficie, sia a corta che a lunga distanza è una tecnica di pesca molto divertente e catturante. Cerchiamo insieme di saperne di più svelandone trucchi e malizie.

Nel periodo autunnale il comportamento delle trote che popolano le cave è praticamente opposto a quello della stagione estiva, quando il pesce tende a cercare il fondo in cerca di una temperatura dell’acqua adeguata.

Nei laghetti piccoli e poco profondi, nei grandi laghi ed anche in quelli di medie dimensioni tipici dell’Italia centrale le trote stazionano per lo più in superficie, appena al di sotto del pelo dell’acqua.

I motivi sono essenzialmente due: con i primi freddi e il costante abbassamento delle temperature, soprattutto nelle ore notturne, la temperatura dell’acqua in superficie cala notevolmente e proprio in questo periodo stagionale le trote iniziano a sentire gli effetti della riproduzione, tanto che è del tutto normale osservare i pesci riunirsi in branchi più o meno grandi, girovagando molto lentamente per lo specchio d’acqua e certe volte è possibile notare questi grossi branchi di iridee immobili appena sotto la superficie dell’acqua, tanto da sembrare, agli occhi dei pescatori meno esperti, delle macchie nere.

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Il comportamento delle iridee in autunno è tutt’altro che attivo e molto spesso per catturarle occorre davvero sudare le proverbiali sette camice. Stiamo parlando di pesci molto svogliati e lenti che quando decidono di attaccare la nostra esca lo fanno esclusivamente se quest’ultima viene presentata come vogliono loro in quel preciso momento.

L’azione di pesca dovrà essere quindi mirata e precisa per poter effettuare più catture possibile sia in gara che pescando per diletto, con sempre in testa il concetto che questa è una pesca diffficile, tanto che prima di iniziare a parlare di tecnica occorre chiarire che non c’è niente di più sbagliato di credere che si tratti di una pesca facile soltanto perchè i pesci si vedono…..

Indipendentemente della dimensione dei laghi e conseguentemente dalla grammatura delle zavorre e degli attrezzi da impiegare, la nostra azione di pesca dovrà essere necessariamente lenta e mirata a mantenere l’esca costantemente in prossimità della superficie per più tempo possibile.

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La pesca nei piccoli laghi

Come già detto, anche in questi ambienti in autunno i pesci stazioneranno a pelo d’acqua e molto spesso ben visibili e individuabili grazie agli indispensabili occhiali polarizzati ed alle numerose bollate che i branchetti effettuano.

Naturalmente le attrezzature da utilizzare dipendono dalle dimensioni del lago in cui pescare, ed in caso di pesca in piccoli specchi d’acqua è chiaro come le grammature scelte saranno contenute e solitamente inferiori ai 10 grammi.

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Suddividiamo le zavorre in due sottogruppi: i piombini e le bombardine, rispettivamente di peso inferiore ai 5 grammi e compreso tra 5 e 10 grammi.

Tra i primi dobbiamo fare due importanti distinzioni tra piombini veri e propri, catenelle e vetrini: considerando il particolare periodo stagionale, prenderemo in considerazione le forme più allungate e slanciate: (super slim) che presentano una forma stretta e allungata che permette un affondamento molto più lento rispetto alle tradizionali forme concentrate.

Le grammature più utilizzate vanno dai 2 ai 4 grammi, anche se quest’ultimo è da considerarsi comunque un limite massimo da utilizzare solamente in condizioni di pesce in grande attività.

Le “catenelle”, chiamate anche “sonar”, sono una montatura realizzata da cilindretti di piombo scorrevoli di grammatura variabile tra 0,2 e 0,5 g l’uno, separati per mezzo di piccole molle; lo scopo è quello di distribuire ulteriormente il peso della montatura su una lunghezza maggiore, al fine di diminuirne il grado di affondamento in acqua.

In autunno e con trote apatiche è consigliabile impiegare catenelle di grammatura leggera, realizzate con cilindretti da 0.2 grammi.

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Le catenelle possono essere realizzate anche senza anche senza l’uso delle molle separatrici, semplicemente utilizzando al posto dei cilindretti scorrevoli delle olivette spaccate da montagna, degli stick o degli Styl, zavorre cilindriche in piombo che hanno un intaglio praticato in direzione longitudinale: il filo della lenza madre si fa passare all’interno dell’incavo del piombo ed il metallo viene poi schiacciato con una pinza in maniera tale che resti fissato sulla lenza.

In questo caso occhio alla spaziatura tra i vari elementi: più si allontanano tra loro i pezzetti di piombo e più lenta sarà la calata in acqua della nostra montatura, che in ogni caso si deve chiudere con una girella tripla posta a ridosso del primo piombino a cui dovremo legare il terminale, massimo dello 0,16, di lunghezza compresa tra 60 e 90 cm.

I vetrini, che vanno dai 2 ai 5 grammi, sono realizzati in plexiglas resistente o vetro e grazie all’impiego di questi materiali, presentano un affondamento molto lento, tanto che ad esempio, pescando con una zavorra di 3 grammi, in realtà questa affonda in acqua come se fosse un elemento di piombo del peso di 0,6 grammi.

Questa importantissima caratteristica rende questo tipo di zavorre molto apprezzate e soprattutto adatte a questo periodo stagionale consentendo anche di lanciare a distanze degne di nota, con la certezza di far lavorare sempre la nostra esca in prossimità della superficie anche con un’azione di pesca più lenta.

Passando alle bombardine, la scelta sul mercato è molto vasta sia in termini di marche che di modelli. Come già detto, vista l’indolenza e l’inappetenza delle trote, dovremo per forza scegliere i modelli a bassa galleggiabilità. Maggiore è la G indicata sulla bombarda e più velocemente questa affonderà in acqua.

Per cercare di restare a galla o comunque calare in acqua molto lentamente dovranno essere adottate zavorre con G prossimo allo 0, viceversa per raggiungere profondità di pesca importanti in tempi stretti sarà necessario adottare bombarde con G elevato.

Su trote che mostrano una timida aggressività, potremo ricorrere a valori di G intorno ad 1-1,2. Nel caso in cui, e molto spesso succede, i pesci siano proprio fermi, allora sarà il caso di adoperare modelli quasi galleggianti, con una galleggiabilità di poco superiore allo 0.

La pesca nei grandi laghi del Nord

Pescando nei grandi laghi presenti principalmente nel Nord Italia, resta inteso che il concetto fondamentale rimane sempre lo stesso: pescare lentamente e più vicino possibile alla superficie.

La differenza più importante è che difficilmente riusciremo a vedere direttamente i pesci e dovremo quindi affidarci alle “bollate” per cercare di individuare i branchi di trote presenti sotto il pelo dell’acqua. Per poter raggiungere i pesci ed effettuare quindi un buon numero di catture, potrà essere necessario pescare a lunga distanza: utilizzando come zavorra delle bombarde.

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Premesso che il valore della galleggiabilità dovrà per forza essere sempre contenuto, i molti modelli in commercio a parità di “G” possono presentare comportamenti differenti in acqua grazie al differente posizionamento del piombo all’interno del corpo in balsa della zavorra.

Le tipologie di bombarde sono essenzialmente due: con piombo posizionato centralmente rispetto al corpo oppure all’estremità inferiore. Utilizzando il primo modello, recuperando, la bombarda lavorerà parallela al pelo d’acqua, mantenendo stabilità e fascia d’acqua scelta tanto da risultare un tipo di atterezzo da preferire su trote inappetenti e quasi ferme, specialmente perchè anche durante le necessarie pause nel recupero, tendono a scendere molto lentamente verso il fondo e possono essere tenute alte per brevi periodi semplicemente lavorando a canna alta da fermi, imprimendo piccoli inviti senza impiegare il mulinello.

Utilizzando invece le altre, quelle con il piombo posizionato verso il basso, la zavorra durante il recupero assumerà una traiettoria a zig-zag e non parallela all’acqua grazie alla posizione del piombo che le conferirà una maggiore propensione ad affondare più velocemente e di punta; questo tipo di attrezzo si rivela molto efficace soprattutto in gara e trote più attive del solito.

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Da sapere…

Rispetto alle altre stagioni dell’anno, la pesca autunnale è in particolar modo la più difficile. I pesci, con il cambio di stagione e le prime piogge, cominciano a prediligere le parti superficiali e centrali dei laghi, mostrando scarso interesse alle più svariate esche presentate. Si tratta quindi di pesci svogliati e poco propensi ad abboccare.

Vista la scarsa voglia dei pesci di aggredire l’esca meglio scegliere canne con azioni morbide o molto morbide che aiutano a realizzare qualche cattura in più, in quanto, aumentando la sensibilità nell’azione di pesca, si riesce a gestire meglio anche l’abboccata più difficile.

 

L’ora della Maracas

La “maracas”, è un tipo di zavorra galleggiante, scorrevole, che ha la caratteristica di avere al suo interno un cero numero di pallini di piombo che durante il recupero, anche molto lento, emettono delle vibrazioni che risultano molto attiranti per le trote.

Per quanto riguarda le grammature più impiegate, segnaliamo 5g, 10g e 20g. Il suo impiego è perfetto sia in acque limpide che torbide, con pesce apatico o vorace e che staziona tra i 30 e 200 cm sotto il pelo dell’acqua.

A seconda del pesce da insidiare, il terminale varia dai 140 cm ai 220 cm con diametri che vanno dallo 0,12 allo 0,20. Quest’ultimo, a meno che le trote non siano completamente a galla, va sempre leggermente piombato utilizzando uno o due stick del 20 distribuiti in maniera più o meno uniforme su tutto il finale.

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