Come Pescare Trote in Piccoli Torrenti

“Se vuoi essere felice per qualche ora, vai al bar e “riempiti”. Se invece vuoi essere felice per circa tre giorni, ti consiglio di sposarti. Per essere felice otto giorni, il mio consiglio è di uccidere il tuo maiale più grasso da mangiare e gustare. Se vuoi essere felice per tutta la vita… impara a pescare!”

Ho letto più volte il suo capolavoro “Pris sur le vif”, una vita per la pesca, un libro fatto di storie vissute, riflessioni tecniche e concetti di gestione molto intriganti e maledettamente attuali anche se sono passati molti anni da quando Charles Ritz, conosciuto pescatore a mosca e proprietario della prestigiosa serie di alberghi, ci ha lasciato. La frase citata all’inizio è di quelle che non passano inosservate e, soprattutto, che ti entrano nella testa e difficilmente cadono nel dimenticatoio, perché in quelle poche righe c’è talmente tanta passione per la pesca che difficilmente un pescatore vero, mentre le legge, se le dimentica. Il pensiero di Ritz ci accompagna in questa nuova battuta di pesca in un piccolo riale appenninico dove, di solito, vado a pescare con la mosca durante il periodo primaverile quando ancora il livello idrico è accettabile.

Però mi piace, di tanto in tanto, affrontare questo “Mondo stretto” anche dopo i giorni dell’apertura, perché proprio durante il mese di marzo possiamo avere incontri molto intriganti di trote selvatiche gialle come l’oro e dove i punti rosso-fucsia acceso sono la felicità per i nostri obiettivi, ben felici di catturare quest’istante effimero prima di renderle al proprio ambiente naturale. Qui si assaporano ancora i profumi del muschio selvatico, si aguzza la vista per leggere il fondale, ancora del tipico colore scuro invernale, si apprezza l’acqua cristallina e le spumeggianti schiume dove la corrente fa il suo ingresso nei pozzi naturali e nelle cascate, tutti punti ottimi per tentare la trota di buone dimensioni che, per questa tipologia di acqua, non sarà mai esagerata. Diciamo che un pesce di 25 cm è una trota molto interessante, dai trenta in su un pesce di tutto rispetto. Qui non ci si viene per la dimensione e la quantità del pesce, ma per la grande qualità e per stare a contatto con la natura selvaggia e cimentarsi con trote selvatiche dai cromatismi accesi e dalla diffidenza innata! Qui, a maggior ragione, dobbiamo praticare il Catch & Release perché questi piccoli ecosistemi dall’equilibrio molto delicato sono parte integrante dell’asta principale del torrente e culla per la formazione di trote selvatiche DOC. Infatti, nelle gestioni più evolute, i laterali sono spesso interdetti alla pesca integralmente, oppure a tratti, lasciando spazio a zone libere ai pescatori.

Per quanto mi riguarda, trovo molto giusta l’idea di chiudere i tratti medi ed alti di questi torrenti, in questo modo le Amministrazioni competenti possono operare in tutta tranquillità immettendo avannotti e trotelle, magari autoctone e salvaguardare la specie che andrà poi ad arricchire, come più volte detto, l’asta principale del fiume o del torrente. Mondi stretti e larghe vedute, a buon intenditor poche parole!

La qualità si paga

Il prezzo più alto è quello di munirsi di tanta voglia di camminare e, talvolta, fare vere e proprie scarpinate su per il torrente, aggirando i punti più difficili per la risalita, passando dal bosco, cercando comunque di affrontarli. In questi ambienti i pesci più prestigiosi dobbiamo andarceli a cercare e siamo costretti a farlo raggiungendo i punti più difficili del corso d’acqua dove non tutti i pescatori arrivano, quindi dobbiamo camminare molto anche perché difficilmente ci saranno dei sentieri segnati, dovremo affidarci soprattutto a quelli creati dal passaggio degli animali per raggiungere l’acqua.

Sicuramente sarà una bella avventura e, anche se le catture non saranno numerose, godranno di grande qualità e, come in tutte le cose, la qualità ha un prezzo ben preciso!

L’avvicinamento

In condizioni di portata idrica scarsa, acqua trasparente e trote in attività, quindi in postazione di caccia e allo scoperto, dobbiamo affrontare gli spot muovendosi con la massima circospezione in modo da non farsi vedere dai pesci. Le trote. in questa particolare condizione. sono concentrate sul cibo che la corrente porta loro, ma questo non vuol dire che non stanno attente a quello che succede intorno a loro.

La postazione di caccia della trota è quella di avere la bocca rivolta verso la corrente, ecco perché dobbiamo sempre risalire e mai scendere il corso d’acqua. In questo modo, potremo avvicinare il pesce avanzando al di fuori del suo raggio visivo e manteniamo sempre una buona distanza, quella giusta che ci possa permettere di lanciare o appoggiare l’esca almeno un metro più avanti di dove si trova il pesce. La pesca a vista è tra le più belle in assoluto, anche perché vedremo il pesce scattare verso l’esca, questo solo se abbiamo rispettato tutte le operazioni di avvicinamento ed abbiamo presentato l’esca in maniera molto naturale.

L’attesa

Cos’è il genio? E’ fantasia, intuizione, colpo d’occhio e velocità d’esecuzione! Lo diceva Philippe Noiret (il Perozzi) nel film Amici Miei, capolavoro del Maestro Mario Monicelli, mentre la zingarata tanto attesa stava per giungere al termine, ma solo dopo aver fatto uno degli scherzi più geniali in assoluto. Guardatevi il film e vi farete delle grasse risate. Alla frase del primo capoverso, io aggiungerei anche il termine “freddezza”. La genialità è un senso che si sviluppa più o meno nella mente di un individuo: attenzione, l’essere geniali non vuol dire essere intelligenti, vuol dire pensare in modo diverso e, in certi casi, trovare la soluzione più diretta e veloce per risolvere una questione, ma non è detto che sia quella più intelligente o fruttuosa, anzi è capitato che grandi nomi e personaggi conosciuti come geni, abbiano commesso gli errori più grossolani della storia.

Ecco un esempio banale, ma molto ricorrente, nel mondo della trota torrente. Prendiamo un pescatore di trote selvatiche che, una volta raggiunto con passo felpato lo spot, scorge una trota in corrente intenta a cibarsi in prossimità del fondo. Senza pensarci due volte, lancia perfettamente l’esca nel punto giusto e cattura il pesce. Peccato che, mentre vede il pesce scattare sul suo lombrico, a poca distanza scorga un’altra trota, che è il doppio di quella appena presa e che fugge come un lampo nella propria tana lasciando il pescatore impietrito. In questo caso, il colpo d’occhio e la velocità di esecuzione ci sono stati, ma è mancata la fantasia, la freddezza e l’intelligenza. La fantasia perché arrivato sullo spot doveva farsi coinvolgere di più dalla natura e, lavorando con la fantasia mixata ad una buona dose di esperienza, senso del pesce e un pizzico di intelligenza, doveva immaginarsi che in quello spot tanto bello e con tane invitanti, non poteva starci solo una trota di medie dimensioni. Se era rimasto freddo, immobile ed aveva allargato l’orizzonte con lo sguardo, sicuramente avrebbe visto anche la trota di stazza maggiore e, forse, quel lancio tanto preciso gli avrebbe regalato un pesce degno di questo nome. La cattura di una trota di dimensioni considerevoli, non è sempre frutto di fattore C, talvolta, la genialità associata alla freddezza ed all’attesa che spegne l’ingordigia di un pescatore di trote fa proprio la differenza e riesce a beffare pesci tanto grossi quanto smaliziati. Non dobbiamo mai avere fretta, siamo soli, lì, immersi nella natura, abbiamo tutto il tempo per ragionare, capire ed agire nella maniera giusta.

Il lato tecnico

Se riusciamo ad avvicinare lo spot senza spaventare il pesce e mettere l’esca nel punto giusto, questa verrà ghermita dalla trota senza alcun tipo di problema. Questo solo per dire che basta avere la dose di piombo giusta per prendere il fondo e il gioco è quasi fatto.

Per affrontare questi ambienti, consigliamo sempre l’uso di una canna di 10 metri teleregolabile in modo che, all’evenienza, se dobbiamo appoggiare l’esca perché le trote sono particolarmente ferme, lo possiamo fare, così come possiamo lanciare l’esca eseguendo movimenti sottobraccio e farla scendere verso di noi in modo naturale. Gli stick da montagna saranno i protagonisti indiscussi, fissati su uno spezzone di nylon dello 0.16 mm collegato tramite un nodo di sangue al filo giallo fluo del mulinello dello 0.20 mm. Un amo del n. 6/8 privato dell’ardiglione completerà la lenza. L’amo dovrà essere scelto, come abbiamo detto più volte, in base alla dimensione dell’esca.

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