Pesca a Bolognese in Autunno con Mare in Scaduta

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Indubbiamente l’autunno è la stagione più prolifica in termini di catture dalla scogliera, l’acqua ancora molto calda, il minor disturbo antropico, nonché la stragrande abbondanza di cibo, portano i pesci a prolungare più a lungo la loro attività alimentare.

Il ciclo vitale degli organismi marini è all’apice del proprio sviluppo, e la consapevolezza da parte dei pesci dell’incombere dell’inverno, porta quest’ultimi a fare scorte di cibo, in modo tale da accumulare più grasso possibile per fronteggiare la stagione invernale, caratterizzata dalla prospettiva di pasti assai più frugali.

L’orata, pesce simbolo della stagione estiva, durante l’autunno, si concederà più facilmente, e gli esemplari di taglia maggiore saranno più frequenti, preferirà la scogliera rispetto al fondale sabbioso, infatti, in questo periodo, le catture a bolognese saranno più frequenti rispetto ad altri periodi, risultando in molti casi, anche superiori ai numeri realizzabili con la pesca a fondo. La sua priorità sarà quella di mettere su peso, prima di raggrupparsi in branchi numerosi, diretti sugli alti fondali lontano dalla costa, dove andrà a svernare.

La spigola, invece, tende in autunno ad accostarsi definitivamente alla costa in maniera più cospicua, con l’intento di cibarsi, accumulando così un “surplus” di energie al fine di ottimizzare la riproduzione che avviene nel periodo invernale tra dicembre e febbraio. Micidiali saranno le mosse di mare, sia in fase montante che in scaduta, dove la possibilità di catturare, o quanto meno di “agganciare” l’esemplare oversize, saranno sempre dietro l’angolo.

Anche i saraghi in questo periodo saranno in notevole attività, e nonostante questo sparide sia presente nel sottocosta per dodici mesi all’anno, in autunno sarà più propenso ad abbandonare la sua inseparabile tana, rendendo così più agevole la sua cattura.

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Diciamo che in questa prima parte, abbiamo analizzato i comportamenti e le abitudini delle specie più ambite dal pescatore da terra, ma non dobbiamo dimenticarci che a contornare le catture dei pesci sopra descritti, non mancheranno certo di farci visita anche salpe, cefali, occhiate, aguglie e lecce stella. Visto e considerato che in questa stagione i pesci non sono molto sofisticati e selettivi in termini di esche, andremo ad utilizzare un'esca non proprio naturale, ma universale, di facile reperimento e dal costo contenuto: il bigattino.

Per quel che riguarda le “condizioni ambientali” più propizie per tentare qualche bella cattura, indubbiamente prediligeremo le mosse di mare, sia nella fase montante, che in quella di scaduta vera e propria.

I pesci infatti, con mare montante, associato ad un abbassamento di pressione, entreranno subito in attività, il momento migliore si protrarrà dall’alba con mare poco mosso, al momento in cui la risacca non sarà troppo sostenuta, e l’acqua non cambierà colore, diventando troppo scura, andando così a rendere molto difficoltosa e dispersiva la nostra azione di pesca.

Durante la fase di scaduta, invece, dovremo aspettare il momento propizio, ovvero quel ristretto lasso di tempo della durata di alcune ore, in cui l’acqua comincerà progressivamente a schiarirsi, ed unita ad un movimento della risacca ancora sufficientemente sostenuto, ci consentirà di ingannare più facilmente i pesci che saranno intenti a ghermire il nutrimento in sospensione negli strati d’acqua più superficiali.

In queste condizioni dovremo capire dove si trova la scia di corrente giusta sulla quale fiondare i bigattini sfusi, avendo cura di pasturare sempre qualche metro prima, rispetto a dove si trova il nostro galleggiante, per permettere così alla pastura di affondare sotto la superficie quel poco che basta per avvolgere come una nuvola i bigattini che si trovano innescati sul nostro amo.

Onde basse...

Talvolta però non sarà necessario attendere le grosse mareggiate con altezze d’onda superiori ai 100 cm per tentare di insidiare qualche bel pesce. Basteranno infatti altezze d’onda dell’ordine di 40-50 cm per recarsi a pesca con buone possibilità di cattura. Con queste condizioni, la risacca sarà ottimale, e ci permetterà di stare perfettamente in pastura.

La corrente non troppo sostenuta intorno agli scogli sommersi e nelle buche che si formano tra uno scoglio e l’altro, ci permetterà di fare una passata ideale o verso il mare aperto, o meglio ancora a filo degli scogli, invitando così anche i pesci più restii ad uscire allo scoperto per andare a ghermire la nostra insidia.

Ormai la tecnologia ai giorni d’oggi è arrivata a dei livelli impensabili rispetto a dieci, quindici anni fa. Oggi, basta un “click” sui maggiori siti meteo del web per sapere con buona approssimazione, ed un ridotto margine di errore, quanto sarà mosso il mare, e direttamente dalla nostra scrivania, con un po’ d’esperienza e di buon senso, riusciremo a ridurre al minimo le uscite a vuoto, forti di questa grande opportunità offertaci dal web.

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Dove tentare

I punti migliori dove calare la lenza saranno i giri d’acqua dove due correnti si incrociano formandone una sola, le schiume con debole risacca all’ombra di grossi massi, ed i punti in cui il finire della schiumata generata dal frangente dell’onda, si scontra con quella in uscita proveniente dalla battigia. In tutta questa serie di spot, la caratteristica comune è lo scontro di correnti, che tendendo a bilanciarsi l’una con l’altra, facendo sì che la nostra pastura rimanga in una sorta di “stallo” oscillando sempre in un intervallo più o meno ristretto di pochi metri, impedendole così di disperdersi. Solo un'attenta lettura del mare ci permetterà di individuare queste postazioni vincenti, che ci garantiranno sicuramente qualche buona cattura.

Attrezzatura

Per quel che riguarda l’attrezzatura, impiegheremo canne bolognesi della lunghezza variabile tra i sei e gli otto metri. La scelta della lunghezza della canna dipenderà dalla presenza o meno di ostacoli sommersi. Una canna più sarà lunga e maggiore sarà la sua leva, questo ci consentirà di tenere più facilmente il pesce allamato lontano da scogli e ostacoli sommersi, limitando così al minimo il rischio di spezzare la lenza per abrasione su qualche corpo morto. Il mulinello sarà di taglia 2500-3000, caricato con un buon nylon dello 0.18.

A questo punto inseriremo sulla lenza madre il galleggiante, quest’ultimo può essere di diverso tipo e forma. Possiamo infatti utilizzare, a seconda dei gusti personali, diverse tipologie di galleggianti, il più diffuso per la pesca in scogliera con mare mosso, è la pallina piombata. Si tratta di un galleggiante di forma sferica, contenente nella sua parte terminale un piombo al suo interno.

La sua forma, unita alla posizione strategica del piombo, gli permette una grande stabilità in mezzo alla schiuma, inoltre il suo colore, che solitamente è arancione acceso, gli consente anche una grande visibilità. Il fatto di essere piombato ci consente di effettuare buoni lanci, raggiungendo distanze interessanti anche con una piombatura sulla lenza quasi assente.

L’alternativa alla pallina piombata, per i nostalgici del galleggiante vero e proprio, sarà quello avente forma di pera rovesciata. Questo tipo di galleggiante avendo la parte subito sotto l’astina porta starlight più larga e stabile rispetto a quella saldata con l’asta vera e propria portante i tubicini in silicone, è l’alternativa più indicata alla forma sferica. Con palline piombate andremo ad impiegare grammature tra i due ed i quattro grammi, mentre per la classica pera rovesciata, non essendo piombata, le grammature oscilleranno tra i tre ed i cinque grammi, a seconda dell’intensità del moto ondoso.

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Quest’ultima tipologia di galleggiante, non essendo piombata, dovrà essere tarata da un piccolo bulk di pallini subito sotto l’asta. Si consiglia di non tarare troppo il galleggiante, piombandolo per circa poco più della metà del suo peso, al fine di evitare quel fastidioso effetto di su e giù generato dalle onde. La lenza madre sarà collegata al finale, un fluorocarbon dello 0.15mm, da un nodo di sangue.

Questo tipo di nodo rende più uniforme e naturale il movimento della lenza in acqua, ed inoltre, ha un carico di rottura molto elevato, superiore a quello che si avrebbe col nodo alla girella. Il finale sarà lungo circa un metro terminante con un amo del numero 14. Quest’ultimo sarà un amo bronzato, al fine di resistere meglio all’azione abrasiva della salsedine, e di confondersi meglio con il colore naturale dei bigattini che vi andremo ad innescare. Dovrà essere sufficientemente robusto da non aprirsi e spuntarsi facilmente, ma allo stesso tempo dovrà avere filo sottile, per non scoppiare le larve che andremo ad innescare.

La piombatura

Andiamo adesso a vedere la parte più importante, ovvero la piombatura della lenza. Visto che con le condizioni di mare che abbiamo preso in esame andremo a pasturare con larve sfuse, dovremo fare in modo che i bigattini innescati sul nostro amo, vadano perfettamente a trovarsi in mezzo ad esse.

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Con mare formato, e risacca sostenuta, andremo a posizionare tre pallini tra il nodo del finale ed il galleggiante, distanziati di 50 cm l’uno dall’altro. Metteremo i nostri piombi equidistanti al fine di ottenere sulla lenza un equilibrio tale da far affondare in acqua le larve innescate, alla stessa velocità di quelle sfuse gettate come pastura.

Il numero dei pallini, inteso come diametro, oscillerà tra il numero 8, ed il numero 11, a seconda della forza della risacca. L’errore più grande che possiamo commettere è quello di sovratarare il nostro apparato pescante, facendo affondare troppo l'innesco, rimanendo pertanto ben al di sotto delle larve sfuse gettate come pastura, che tenderanno in linea di massima a rimanere in sospensione negli strati più superficiali della colonna d’acqua, in balia della corrente. Una notevole influenza sull’affondabilità però, è data anche dal diametro del fluorocarbon, che è sì più resistente all’abrasione, ma allo stesso tempo anche più pesante del comune nylon.

Anche il modello e la misura dell’amo svolgono un ruolo determinante, più un amo è robusto e grande, più velocemente tenderà a far affondare la lenza. Pertanto la nostra bravura starà nel trovare il giusto equilibrio tra dimensioni dell’amo, del fluorocarbon, e del diametro dei piombini, tutto dovrà essere finalizzato ad avere la giusta leggerezza o pesantezza che ci consenta di essere sempre sulla pastura in relazione alla forza della risacca.

Anche l’innesco sarà proporzionale alle dimensioni dell’amo, potremo impiegare tre, quattro larve su un amo del 12-14, o solamente due su ami del 16-18. L’autunno in scogliera è una stagione magica, se avremo costanza, ed un po’ di buon senso, le occasioni non tarderanno ad arrivare, i pesci sono proprio lì, sotto di noi, non ci resta altro che andarli a pescare!

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