Come Pescare Trote in Torrente con Montature Leggere

In questo particolare scorcio di stagione, i corsi d’acqua anche quelli più ricchi di affluenti sono ridotti a dei rigagnoli, non piove, le dighe fermano e non rilasciano, tranne in qualche episodio sporadico l’ancora non bene quantificato DMV (Deflusso Minimo Vitale).

I pescatori subiscono, si adattano a questo assurdo sistema e nonostante tutto, vanno ancora a pescare, a cimentarsi con pesci veri che fortunatamente sopravvivono anche grazie a gestioni ben fatte, ma che si scontrano sempre con il medesimo problema: la mancanza di acqua, il bene vitale per il Mondo intero!


L’automobile si ferma di fronte al garage, sono le tre e mezza di mattina e la voglia di trote è davvero tanta. Gli occhi bruciano ancora per il sonno, anche perché il materasso stanotte sembrava fatto di rovi, proprio come quelli che troveremo lungo il torrente e che sotto di loro nasconderanno sicuramente qualche pezzo da novanta. In questo periodo dobbiamo essere sul corso d’acqua almeno mezz’ora prima dell’alba in modo da garantirci subito qualche bella cattura che, grazie alla tranquillità della notte, è entrata in caccia allungando la permanenza nelle basse correnti. Il sentiero è buio, ma lo conosciamo così bene che in pochi minuti abbiamo conquistato la sponda.

Di fronte a noi un nastro nero, non si vede ancora niente, percepiamo appena lo scorrere dell’acqua, i livelli sono proprio a zero, sono mesi che non piove e: “Se continua così, quest’anno non troveremo neanche un fungo!”, penso… I primi lanci li facciamo a pochi metri da riva, la lenza molto leggera scende verso valle, la prima tocca non si fa attendere e la prima bella trota posa per la foto di rito con tanto di flash, si continua la risalita in maniera cauta, ma veloce, dobbiamo sfruttare appieno questo momento perché poi quando la luce prenderà forza le trote tenderanno a rientrare nelle proprie tane o a nascondersi sotto le schiume e la vegetazione ripale. Sarà in questo preciso momento che dovremo aguzzare l’ingegno, iniziare a pescare come Dio comanda, se vogliamo continuare a prendere trote per tutto l’arco della mattinata. Diciamo subito che, con il favore del buio, l’unica difficoltà oggettiva che possiamo trovare è quella di stare attenti a dove si lancia, nel senso che non vedendo niente, possiamo lanciare su rami o in zone dove non c’è acqua, ecco perché il consiglio è quello di scegliere un tratto di torrente un po’ più aperto che ci possa garantire lanci vincenti, azzerando gli errori.


In questo periodo pescheremo in prevalenza nei corsi d’acqua di montagna e di fondovalle, entrambi difficili da affrontare. La prima difficoltà l’avremo quando ci troveremo di fronte acqua bassa e cristallina, con pesci molto sospettosi che fuggono al minimo rumore. Stiamo parlando di pesci veri, selvatici con una linea laterale molto sviluppata e che nel tempo sono riusciti a scampare all’uomo ed agli imprevisti che Madre Natura riserva loro. Poi, oggi, la pratica sempre più assidua del Catch&Release, li ha resi ancora più sospettosi e questo è un bene, anche se, lo dirò fino all’ultimo respiro, il No-Kill integrale non serve, serve il rispetto dei pesci e del corso d’acqua. In poche parole prelevare con giudizio, senza intaccare il capitale.

Parliamo di tecnica

Con le condizioni idriche descritte, la tecnica che ci ha dato più soddisfazione è quella che prevede l’uso degli stick, cilindretti di piombo tenero di varie misure e grammatura. Questo tipo di zavorra può essere impiegata con successo anche in altri periodi, ma è quando i livelli sono al minimo che trova la sua massima espressione.

Questo tipo di zavorra lanciata a monte, scenderà verso valle in modo molto naturale ed anche la presentazione dell’esca sarà tale da ingannare anche il più diffidente dei pesci. Questo perché grazie alla dose di piombo giusta, questa zavorra scivola tra i ciottoli del fondale diminuendo molto le probabilità di incaglio, data la sua forma sottile ed allungata.

Azione di pesca

Una teleregolabile di otto metri armata con un mulinello chiuso caricato con dello 0.20 mm di colore fluo è quello che ci vuole. Alla lenza madre “colorata” collegheremo uno spezzone di nylon di circa un metro tramite un nodo di sangue, preoccupandosi di lasciare i baffetti abbastanza lunghi.

Questi ci faranno da segna lenza per tenere sempre sotto controllo la zavorra che scende verso valle. Sul nylon, dello 0.16, legheremo un amo del n.6/8 comunque sempre rapportato alle dimensioni dell’esca che andremo ad impiegare. A circa 25/30 centimetri schiacceremo gli stick, tanti quanto basta per avere una passata dell’esca molto naturale. Quest’ultima parte è difficile da spiegare, qui entra in gioco il vostro senso dell’acqua, lo vedrete da soli quando la discesa dell’esca sarà ottimale e quando sarete riusciti a trovare quel rapporto velocità quantità di piombo inizierete a prendere i pesci.

Gli stick vengono venduti in confezioni cilindriche, dove sopra è riportata la misura espressa in millimetri. Per coprire tutte le esigenze che ci possiamo trovare di fronte basterà acquistare stick di 1.75mm/2.00mm. Pescheremo sempre a risalire il torrente battendo tutte le zone di caccia che può offrirci, l’azione di pesca talvolta può avvenire anche a distanze di circa 15/20 metri, guideremo la zavorra a canna alta seguendo la discesa verso valle, grazie alla lenza color fluo.

A questo punto, vi consigliamo di tenere sempre sott’occhio la lenza e, al minimo stop di questa, o a un movimento brusco, ferrate subito con decisione e prontezza. Infatti, l’uso della lenza colorata serve proprio a questo, peschiamo sì al tocco, ma dobbiamo fare in modo di non far sentire mai la canna alla trota, pena il rifiuto immediato dell’esca.

Cerchiamo di battere zone caratterizzate da corrente vivace, anche se i livelli sono bassi, il torrente offre sempre qualche scorcio con questo tipo di correnti, qui, il pesce ha meno tempo di ragionare, deve prendere l’esca al volo e sicuramente questi spot ci regaleranno qualche facile cattura in più.

Fondali particolari

Ci sono corsi d’acqua, soprattutto in Appennino, nei quali il fondale è caratterizzato da ciottoli medio grandi e sistemati in maniera sconnessa a causa di forti piene, oppure per una particolare morfologia che contraddistingue il corso d’acqua.

In questi casi abbiamo due scelte: pescare leggerissimi in modo da sfiorare il fondo, oppure impiegare una zavorra derivata per ridurre le probabilità di incaglio, pur rimanendo in pesca sul fondo. Il primo stratagemma può essere vincente quando le trote sono in piena attività e cacciano anche negli strati superficiali o a mezz’acqua, ma nel caso siano piantate sul fondo o nei correntoni, passeremo sopra le loro teste senza vedere nemmeno una pinna.

Ecco che entra in scena la zavorra derivata che ci permette di pescare anche un po’ più pesanti del dovuto, magari allungando il finale anche a quaranta centimetri in modo da far lavorare meglio l’esca in corrente, con la peculiarità che il pesce non può avvertire il peso di questa zavorra perché scorre sul filo. Questa sorta di pendolino si realizza come segue:

  1. Si prende una girella del n.18.

  2. Ora leghiamo uno spezzone di nylon dello 0.20 lungo circa dieci centimetri.

  3. Fissiamo sullo spezzone tanti stick quanto basta per affrontare lo spot.

  4. In questo modo possiamo aggiungere o togliere stick a nostro piacimento adeguandosi di volta in volta allo spot che andremo a battere.

La lenza è facilissima da montare. Sullo spezzone di nylon neutro collegato alla lenza madre colorata, passeremo il pendolino, dopodiché legheremo una girella del n.20 ed un finale di 40 centimetri con un amo del n. 8. Sulla girella, come salvanodo metteremo un pallino sferico del n.9 dal peso veramente esiguo. L’azione di pesca è simile a quella impiegata per gli stick, con la possibilità, però, di poter pescare in maniera più lenta, facendo lavorare il finale, questo nel caso in cui le trote siano ferme o nelle correnti più veloci.


Esche

Pescando in torrente, dobbiamo sempre avere con noi almeno due confezioni di lombrichi di terra, in questo periodo, a causa dei livelli bassi, di media e piccola dimensione. Questa esca difficilmente ha deluso le nostre aspettative, anche se in qualche occasione è stata letteralmente soppiantata dalle ninfe che caratterizzano la fauna bentonica del torrente. In questo periodo, soprattutto in quota, possiamo ancora trovare larve di tricotteri (portasassi, porta legna, friganee), larve di plecotteri e di effimere. Le prime due essendo di dimensioni più corpose sono sicuramente facile preda delle trote che, se sono concentrare a “ninfare” su queste larve portate dalla corrente difficilmente avremo ragione con il lombrico. A questo punto, dobbiamo adattarci alla situazione e raccogliere alcune di queste larve direttamente sul fiume, senza stravolgere il corso d’acqua s’intende, anche perché non è consentito dalla legge, ma se le raccogliamo con giudizio difficilmente le autorità faranno obiezione. Ovvio che se vedono uno o più individui stravolgere il corso d’acqua, ribaltando tutti i massi, la questione è un po’ diversa. Basterà raccoglierne alcune, conservarle in un contenitore areato con qualche foglia o muschio per tenerle fresche per tutto l’arco della pescata. Quelle che avanzano le renderemo al torrente. L’azione di pesca è la medesima già ampiamente spiegata nelle righe che precedono questo approfondimento.

Vincente in molti spot

Il sistema di pesca che abbiamo descritto nasce in Appennino proprio a causa dei livelli molto bassi dei torrenti che vi scorrono. Questo non vuol dire però che la pesca con gli stick non sia vincente anche in altri corsi d’acqua. Lo dimostrano questi scatti realizzati in occasione di un week-end trascorso sulle rive dell’alto Piave in località Perarolo. I livelli molto bassi, a causa delle piogge scarse e di pochissima neve caduta durante il periodo invernale, hanno permesso a questa tecnica di effettuare catture importanti anche di temoli e marmorate. Con questo vogliamo solo dire che non dobbiamo fossilizzarci su un’unica tecnica di pesca, ma adeguarci a quello che il corso d’acqua ci offre in quel momento. Dobbiamo capire i segnali della natura, del fiume e dobbiamo adeguarci se vogliamo veramente catturare il pesce che da sempre aleggia nei nostri sogni alieutici.

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