La pesca a Feeder ai Grossi Barbi in Fiume

Barbi 6

Un approccio specialist mirato ad i grossi barbi... inizia con un racconto metaforico e di fantasia... 

Missouri 1868, da qualche parte sull’altopiano di Ozark. Il cavallo si è fermato, ubbidiente agli ordini trasmessi dal morso e dalle briglie. Sbuffa, muove la lunga coda, scuote la criniera forse ansioso di riprendere la corsa bruscamente interrotta aspettando nervoso la puntura degli speroni.

Il cavaliere si è tolto il cappello e si china ora a destra ora a sinistra della sella stringendo gli occhi nella luce del sole che incendia l’erba secca della prateria. Guarda con attenzione il suolo tutto intorno alla ricerca di qualche seppur labile traccia, sputa il tabacco masticato, sistema il cinturone cercando la sicurezza del calcio della pistola e poi riparte.

Barbi 2

Da mesi è sulle tracce del bandito, da mesi raccoglie informazioni spesso frammentarie nei saloon e nei bordelli delle città di frontiera attraversate dal fuggiasco. E’ furbo il bandito, è rapido, sa di essere braccato e si comporta di conseguenza.

Effettua spostamenti continui, mai due notti nello stesso posto, spesso ha scelto il cielo come tetto e le stelle come coperta.

Ma l’agente della Pinkerton è altrettanto scaltro, e soprattutto è paziente, metodico, determinato. Non lascia nulla al caso e non ha fretta, prima o poi gli sarà addosso e quel “dead or alive” sui manifesti lascia ampio margine di scelta, anzi lo lascia alla sua colt army calibro 44.

Barbi 3

Il pescatore ha appena lanciato il grosso farcito di pastura e larve ben oltre il centro del fiume. Si è tolto il cappello e scruta la superficie dell’acqua in movimento alla ricerca di ogni seppur labile traccia del ricercato, si siede sulla poltroncina senza togliere gli occhi dalle cime avon in leggera tensione.

E' furbo il pesce, si sposta di continuo fra le lingue di corrente, sa si essere braccato, ma prima o poi la fame avrà il sopravvento sulla prudenza. Il pescatore è altrettanto scaltro, non ha l’istinto esasperato del pesce e non ne condivide l’ambiente, ma è paziente, metodico e determinato.

Non lascia nulla al caso e prima o poi la partenza giusta arriverà, basta essere pronti e gli sarà addosso, il Catch&Release gli lascia ampi margini di scelta, anzi li lascia alla sua feeder rod da 1,75 lb… dopo quasi due secoli la storia non è cambiata, seppur con sfaccettature molto meno cruente.

Un ricercato e un cacciatore di taglie, cambia poco, stessa forza e furbizia da una parte, governata quasi unicamente dall’istinto, stessa pazienza, metodo e determinazione dall’altra.

Barbi 6

Solo la taglia è diversa, non più in dollari, ma in chili. La luce ora livida si riflette da est sulla fiume andando a colorarne la superficie con lentezza e precisione.

Siamo pronti. I feeder sparati a tutto braccio ben oltre il centro del fiume dove la corrente, tagliata dal pilone del cavalcavia, si cicatrizza unendosi in un flusso costante sopra il punto di maggior profondità, dopo la gronda del basso fondale che corre parallelo alla sponda dove sono piazzati i .

Ci sentiamo veramente cacciatori di taglie. Poche doti, ma ben radicate.

Barbi 1

Primo la Pazienza: quella di aspettare mangiate che non saranno di certo frequenti, ammesso che i grossi barbi decidano di accettare la sfida.

Possono passare ore fra un pesce e l'altro e nell’ultimo periodo la media è stata risicata, circa cinque pesci al giorno, fanno un pesce ogni 3 ore circa, sempre che la media delle partenze rimanga così attaccata alla matematica.

Seconda dote è il Metodo: ricaricare i grossi feeder ogni 20 minuti, qualsiasi cosa succeda, qualsiasi sia la risposta dei pesci, qualsiasi sia il livello di fatica, quando le braccia cominceranno a fare male e lanciare con precisione 180 grammi di piombo, plastica e bigattini a oltre 60 metri diventa sempre più difficile.

Terzo la Determinazione: niente scoramento, nessuna demoralizzazione, un solo target davanti agli occhi, fissarlo e puntarlo senza sapere quanto, quando e come sarà vicino o lontano.

Il primo pesce arriva quasi subito, in un’alba ancora incerta infrascata fra le nuvole che avvolgono le vette alpine. Il combattimento è furioso, il pesce di una bellezza imbarazzante.

Il resto della giornata è punteggiata dall’attesa, dalle riprese di tutti i particolari tecnici che possono tornare utili a chi ci seguirà su queste sponde, da un paio di birre e un panino trangugiati senza togliere gli occhi dalle cime avon, ma anche da un paio di pesci che sembrano usciti dal pennello di un pittore per quanto sono belli, uno di questi passa agevolmente i 4 chili.

Sono quasi trascorse dodici ore quando, parlottando con Silvio e scherzando in un impeto di scaramanzia dico:” Silvio se arriva l’over 5 faccio il bagno ed entro in acqua per liberarlo”.

Barbi 5

Non passano nemmeno dieci minuti e il caso vuole che ci sia anche Francesco, il padrone di casa, appena arrivato per vedere che aria tira. Ci voltiamo quasi all’unisono, interrotti nella conversazione dalla voce stridula della frizione che canta a squarcia gola mentre la avon è piegata in modo innaturale verso il fiume.

Non ferro nemmeno, prendo solo in mano la canna e quello che sento dall’altra parte della lenza a circa 50 metri da riva è un peso enorme. Non si difende con le unghie, almeno non ora. Se ne sta tranquillo a centro fiume, in modo pigro, quasi insolente, incurante dell’Avid reaction hook del 6 che gli ha bucato la bocca.

Arriva quasi docile nel sottoriva, trascinato lentamente dal guinzaglio di 0,40 mm di nylon. Quando vede la bocca del guadino si ricorda di essere un barbo e comincia il rock e roll. Due partenze secche, ravvicinate, con la canna che piega brutale prima che il mulinello bruci e l’antiritorno innestato non mi fotta le falangi di due dita.

Lo chiudo e allento un po’ la frizione, riparte ancora una volta, ma ormai è troppo tardi se non si slama è fatta.

Barbi 4

Lo vedo solo di schiena durante il combattimento e lo battezzo sui tre chili e mezzo, è solo quando entra nella bocca di rete in latex che si gira e mi mostra lo spessore del corpo subito dietro la testa enorme.

Ha una pancia che sembra la mia, se non fosse per le scaglie e l’assenza di un ombelico contornato dai peli. L’eccitazione sulla riva è palpabile, è grosso, veramente grosso, si aspetta solo il responso della bilancia.

Faccio la tara alla sacca e poi lo travasiamo delicatamente dentro sempre rimanendo sopra la sicurezza del materassino. Sollevo, siamo tutti a bocca aperta, il primo numero è un 5, gli altri hanno poca importanza. Silvio urla, Franz ride, Gionata non perde un fotogramma del pesce, io semplicemente non so cosa dire.

Lo guardo e lo riguardo inebetito, senza parole, affascinato e incredulo come si può guardare una schedina con 13 segni giusti perfettamente incolonnati. Non dico nulla, passo la sacca a Silvio che continua a saltellare sulla sponda come un bambino, io mi tolgo scarpe e pantaloni poi entro con “lui” negli 8° della Drava, un paio di foto veloci, poi lo tengo appoggiato sulle mani mentre il respiro delle branchie torna regolare.

Siamo moderni cacciatori di taglie, e questo è il mio Jesse James. Verrà un giorno in cui le gambe non mi permetteranno più di salire e scendere un argine, verrà un giorno in cui gli occhi non mi permetteranno più di legare un amo, verrà un giorno in cui le braccia non mi permetteranno più di reggere una canna.

Quel giorno sono pesci come questo che mi daranno la misura di quanto sia stato fortunato ad amare così profondamente la pesca e il fiume. Scoda seccato tornando verso il fiume… swim wild, swim free Jesse James.

Barbi 7

Combi Transformer

Feeder 1

La scelta del giusto feeder, inteso come caratteristiche e dimensioni, è conditio sine qua non per imprimere un indirizzo preciso e produttivo ad una sessione di ledgering.

Il Korum Combi feeder è uno dei prodotti più poliedrici del mercato, non tanto per la varietà di taglie e pesi dei vari modelli, quanto per la capacità di potersi trasformare velocemente da un block end ad un open end semplicemente rimuovendo i due tappi tenuti in sede da un robusto tirante in power gum.

Feeder 2

Nella giornata raccontata si è provveduto ad effettuare un’ulteriore modifica al feeder in questione per adattarlo alle esigenze imposte dal tipo di pesca praticata. In sostanza si procedere col togliere i tappi superiore e inferiore, tagliare e eliminare il tirante elastico interno e incollare solo il tappo superiore al corpo del feeder.

Feeder 3

Per dare maggiore sicurezza e solidità si inserisce una fascetta da elettricista nei buchi superiori di corpo e tappo.

Così facendo abbiamo ottenuto un feeder con una grande capacità di carico di esche vive o pellet, tenute in sede con un piccolo tappo di pastura, per consentire uno scarico rapido del contenuto andando a formare, lancio dopo lancio, una zona di pascolo altamente attrattiva che si allunga in corrente molto più lentamente della pastura.

In caso di assenza del tappo superiore, servirebbe una quantità più grossa di sfarinato andando a limare di conseguenza la quantità di quello che costituisce la base più nutriente del carico e che risulta indispensabile per tenere i grossi pesci nella zona di pesca per lunghi periodi.

I combi usati erano del tipo “large” e nella misura da 90 e 120 grammi.

Feeder 4

Il tappo inferiore non viene gettato. Il combi ha le stesse identiche dimensioni degli open end feeders e dei mesh feeder di casa Korum, ovviamente a parità di taglia e non necessariamente di peso.

La cosa consente di sfruttare il secondo tappo per andare a costruire un secondo open end a tappo singolo oppure, ancora meglio, un mesh feeder con tappo superiore per continuare a caricare molte macro particelle, ma con una capacità di scarico ancora più rapida.

In sostanza si possono ruotare tre tipologie di feeder per decidere velocemente cosa caricare, quanto caricarne e con quale velocità vogliamo farlo. In un fiume la cui corrente è fortemente influenzata dall’attività delle dighe non è cosa da poco.

Feeder 5

Da Corto a Lungo e Viceversa

Una delle doti del pescatore attento ed esperto è senza dubbio la capacità di percepire velocemente il mutare delle situazioni e di adattare di conseguenza inneschi, pastura, feeder e terminali.

Una sorta di registra alla Totti con il numero 10 sulle spalle in grado di leggere in anticipo lo svilupparsi del gioco e inventare il passaggio decisivo una frazione di secondo prima degli altri, andando a mettere pallone e compagno davanti alla porta o, nel nostro caso, amo e bigattini di fronte al barbo.

Innesco 1

Uno dei segmenti del complesso pescante soggetto a variazioni più frequenti è senza dubbio il terminale.

Non tanto per la necessità di variare il tipo di rig se decidiamo di cambiare esca, quanto per la lunghezza dello stesso.

In condizioni normali e con pesci in normale attività il terminale è tanto lungo in centimetri quanto pesa in grammi il feeder che ci consente di pescare correttamente, ad esempio con un feeder da 90 grammi un terminale di 90 cm assicura la permanenza dell’innesco nel grosso del cono di pastura per il maggiore tempo possibile.

E’ un’equazione un po’ grezza che può variare al verificarsi di molte discriminanti, come per esempio il tipo di fondale, ma costituisce una buona base di partenza per ragionare su quale terminale scegliere.

Innesco 2

Questo in linea di massima, ma il “regista” di cui sopra, quello con il 10 sulle spalle, deve ragionare in fretta soppesando il tutto anche attraverso la risposta dei pesci.

Se per esempio barbi & C. sono in grande attività è utile accorciare il terminale per portarlo quasi a ridosso del feeder, al contrario se le finestre fra un lancio e l’altro si allungano oltre i canonici 15’/20’ o in presenza di pesci radi e molto diffidenti, è conveniente allungare il terminale andando ben oltre lo standard. Il big di giornata è arrivato a fine sessione su di un terminale di quasi due metri, e non è un caso fidatevi.

E’ utile in questo senso dotarsi di una scatola porta lenze con diversi terminali già pronti, lo sgancio rapido descritto nel box delle montature consentirà un cambio rapido e preciso da corto a lungo e viceversa. Il rig è costruito con una maggot clip per due motivi.

Iil primo è quello di non fare avvertire l’amo al barbo in fase di assaggio, il secondo, molto più importante, è quello che i bigattini inseriti sull’ago della maggot clip rimango più vitali e più a lungo rispetto ad un innesco diretto sull’amo per quanto piccolo questo sia.

Innesco 3

È utile, sui fondali melmosi o fangosi, inserire nella maggot un paio di bigattini finti di tipo galleggiante, per bilanciare l’innesco e impedire che i bigattini vivi vadano a nascondersi nel fondale.

Due di Coppia

Se siete appassionati di Wrestling o se molto più semplicemente avete visto alcuni degli incontri a coppie avrete certamente notato che molto spesso queste coppie di lottatori sono composte da atleti con caratteristiche diverse, ma complementari.

Le due montature che abbiamo ruotato nelle sessioni sulla Drava hanno caratteristiche diverse, ma entrambe uniscono la semplicità di costruzione alla grande resa in pesca.

Attrezzatura 1

La prima è un normalissimo running rig, costruito usando un kit che contiene tutti gli elementi utili per assemblare la montatura. Nello specifico, dall’alto al basso, abbiamo un connettore a sgancio rapido completamente gommato per agganciare il feeder, il grande anello permette il facile scorrimento della zavorra anche nel momento in cui andiamo a brillare gli ultimi cm di lenza madre che sono quelli che devono sopportare lo stress maggiore.

Il cono di gomma morbida sul quale si incastra il connettore ha sagomatura in diagonale. La cosa obbliga il feeder, sia durante la fase di lancio sia in pesca, a disassarsi rispetto al terminale andando ad amplificare le proprietà anti groviglio della lenza.

La lenza madre è collegata alla girella finale semplicemente inserendo la stessa girella dentro la brillatura, il che regala un basso lenza privo di nodi.

Attrezzatura 2

La girella inoltre è fornita di uno sgancio a uncino dove assicurare il terminale tramite una semplice asola chiusa da un nodo a 8. Sul terminale andiamo a inserire l’ultimo elemento del kit costituito da un lungo conetto in silicone per irrigidire il terminale e proteggere l’attacco.

La zavorra completamente libera non influisce sulla efficienza del rig che rimane perfettamente auto ferrante sia per la posizione alta della canna sia per la tensione della lenza. Quando il barbo parte e la canna piega non serve ferrare, il pesce è già allamato.

Attrezzatura 3

La seconda montatura è un elicopter rig scelto quando le distanze di lancio sono lunghe o molto lunghe a fronte di un terminale altrettanto lungo. Il basso lenza a “elicottero” elimina quasi del tutto i problemi di groviglio su questa tipologia di lanci a distanza.

Anche in questo caso sfruttiamo gli elementi contenuti nei kit. Si inserisce il lungo connettore gommato, già fornito di bocca larga per incastrare la girella finale, e di un piccolo stopper per impedire che il terminale scorra su tutta la lenza madre, è già sufficiente che sia il connettore a scorrere.

La girella bassa è fornita di un robusto moschettone dove attacchiamo il feeder. Brillare la parte finale della lenza madre irrobustisce la zona sottoposta a maggiore sforzo mentre il solito conetto in silicone piazzato sul terminale ne amplifica le proprietà antigroviglio. Sul connettore scorrevole è inserita una girella quick change per agevolare il rapido cambio dei terminali.

Attrezzatura 4

Forte ed elastica

Chiosando il grande Muhammad Alì si potrebbe dire: “Vola come una farfalla, pungi come un’ape”. Sono queste le caratteristiche che deve avere una feeder rod nel momento in cui la si mette a confronto con ambienti così difficili e pesci così scorbutici.

Si parli di Po, Tevere, Adda o, come in questo caso, di Drava cambia ben poco. Abbiamo bisogno di un attrezzo potente in grado di scagliare feeder da 180/200 grammi a oltre 60 metri di distanza, con una vetta rapida per mantenere la necessaria precisione, e una progressione accentuata per rendere piacevoli i combattimenti con pesci “normali”, il tutto supportato dalla giusta “schiena” per affrontare senza patemi pesci che spesso raggiungono taglie da lasciare a bocca aperta.

Attrezzatura 5

Una canna necessariamente fornita di cima avon, vista la completa inutilità dei cimini in questi frangenti, e la cui lunghezza ideale si aggira sui 12’-13’ possibilmente con un solo innesto per enfatizzare l’elasticità del caricamento in fase di lancio.

Le Korum Xpert 12’ da 1,75 lb si sono dimostrate all’altezza del compito, anche grazie alla lunga esperienza accumulata nelle acque del basso Po, evidenziando le doti sopra descritte con particolare riferimento al fatto che la canna rimane divertente con pesci di taglia media, anche se in Drava questi pesci sono veramente rari.

Attrezzatura 6

Il mulinello deve parimenti essere robusto, con un rapporto di recupero che privilegi la potenza alla velocità, una struttura “full metal body” e una frizione impeccabile. Una manovella munita di un grande pomello ergonomico aiuta il pescatore nella presa e nelle operazioni di recupero del feeder, con un lancio ogni 20’ è facile intuire il grande sforzo al quale è sottoposta la macchina avvolgi nylon anche senza pesce in canna.

Se pensiamo a questi fiumi come ad un ring dobbiamo giocoforza presentarci al meglio con un complesso pescante elegante e leggero come il volo di una farfalla ma preciso, rapido e “letale” come la puntura di un’ape, anche senza indossare i guantoni.

Attrezzatura 7

Mix da corrente

La scelta del mix, e più in generale di quello che abbiamo inserito nel feeder, ha tenuto conto sia delle caratteristiche dello spot sia delle abitudini dei pesci, senza dimenticare la composizione della fauna ittica presente.

In assenza di pesciolame di disturbo l’esca principe rimane la larva di mosca carnaria, il caro e vecchio bigattino, una fonte proteica digeribile e altamente nutritiva.

Pasture 1

Inutile cercare guai con boilies e pellets, se i barbi mangiano con i bigattini quello bisogna dargli, visto che in questo caso non abbiamo l’esigenza di selezionare la taglia e i barbi incannati è più facile passino i 4 Kg che siano più piccoli di 2 Kg.

Se pensiamo che il “pesce di disturbo” è costituito da temoli e trote o cavedani con la targa ecco che rinunciare al bigattino sarebbe da masochisti e controproducente, un po’ come proporre una fiorentina di seitan ad un toscano.

Appurato che dentro il feeder ci deve andare una buona quantità di bigattini, così come sugli ami, il mix di sfarinati è scelto sulla base di questa informazione prioritaria.

Pasture 2

Abbiamo mescolato tre diverse tipologie di pastura Sonubaits: la Maggot Fishmeal, la Spicy Meaty Method Mix e la Cheesy Garlic, unendo al tutto un 15%-20% di pellets Spicy Sausage e Cheesy Garlic più un barattolo di canapa alla stessa aromatizzazione ogni due chili di impasto.

La Maggot Fishmeal è scelta per la grana media e la presenza di farina di bigattini disidratati, la Spicy Meaty Method Mix per la forte speziatura della farina di carne affumicata nonché per la capacità di accettare diversi gradi di bagnatura e quindi di regolare il mix su diversi gradi di meccanica.

Infine la Cheesy Garlic regala due aromi che hanno grande presa nei confronti dei barbi vale a dire formaggio e aglio senza dimenticare l’importante presenza di pellet crushati che vanno ad uniformare il cono di pasturazione, in termini di allungamento e presenza di particelle più grossolane, con i pellet interi e i bigattini.

Pasture 3

Utile aggiungere un tappo per chilo del corrispettivo liquido potenziatore dell’aroma. Indicativamente parliamo di due parti di Maggot Fishmeal, una parte di Spicy Meaty Method Mix e una parte di Cheesy Garlic.

Il tutto per presentare una miscela di richiamo dalla grandissima qualità con una predominante azione attrattiva e una buona componente nutritiva. Nessun rischio di andare a “imballare” il pesce vista la taglia degli stessi e il fatto che in una giornata di pesca andiamo a consumare meno di due chili di farine a secco per ogni canna in pesca.

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