Surfcasting agonistico. Terminali da Campioni

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L’agonismo rappresenta il massimo delle soluzioni tecniche.

Nel moderno questa necessità viene amplificata fin quasi all’esasperazione, alla ricerca spasmodica di prede ed è a questo punto che la disciplina diventa il connubio di soluzioni derivanti anche da altre tecniche.

L’Agonista

Chi pratica il Surf Casting agonistico vive intensamente di settimana in settimana la competizione. Spesso il conoscere con anticipo il campo di gara, dà la possibilità di arrivare “preparati”: di pensare ai terminali giusti e studiare una strategia per affrontare la gara, in base alle caratteristiche della spiaggia ed alle informazioni raccolte dai pescatori locali.

Spesso non è sufficiente conoscere la tipologia della spiaggia e le probabili prede da insidiare, perché la spiaggia è “volubile” più di ogni altro luogo e le variazioni del fondo provocate dalle correnti anche lievi, o cambi atmosferici e di pressione, portano a cambiamenti repentini al pascolo dei pesci.

Per cui l’agonista viaggia sempre munito di una forte scorta di terminali già pronti per ogni uso e momento pronto, nelle cinque ore di competizione, a far fronte a qualsiasi situazione, o almeno spera!

In queste righe non ci soffermeremo sui classici generalmente usati, ma andremo a guardare da vicino qualche soluzione particolare quella, per intenderci, che può fare la differenza!

Il Super Light

L’importante per ogni agonista è cercare all’inizio della competizione di “scappottare”, cioè di mettere al più presto qualcosa in carniere per poi proseguire durante le ore frenetiche della gara con la certezza di aver già in partenza ridotto il numero delle così dette penalità.

Tra i terminali più utilizzati per il sottoriva, non solo alla ricerca delle piccole prede, c’è sicuramente il light a tre ami.

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Sul nostro trave da circa un metro e cinquanta, realizzato possibilmente con del buon fluorocarbon dello 0.25 (ma anche di diametro inferiore), disporremo tre braccioli sempre in fluorocarbon con un diametro medio dallo 0.12 allo 0.16 non più lunghi di 10/15 cm. Partendo dal basso, cioè nei pressi dello sgancio rapido del piombo, monteremo il primo bracciolo e poi di seguito a salire a distanza di 30/35 cm monteremo il secondo e poi il terzo.

Nella preparazione del nostro terminale sarebbe opportuno l’utilizzo delle tecno sfere della misura SS o S, che permetteranno un buon movimento al nostro insieme e saranno leggere e fluide, molto adatte per la pesca di ricerca che andremo ad effettuare.

Considerando che opereremo a corte, se non a cortissime distanze, eviteremo l’uso del filo di seta o degli stopper e per bloccare le tecno sfere faremo un classico nodino.

L’ideale per ottenere il massimo della leggerezza sarebbe quello di realizzare il sistema trave-braccioli utilizzando la speciale colla che ci permette di incollare il bracciolo direttamente sul trave, come si usa nelle competizioni di canna da riva; l’inconveniente potrebbe essere quello di dover cambiare e non riutilizzare tutto il terminale ad ogni abboccata o di trovarci in condizioni di correnti sostenute che aggroviglierebbero il tutto.

Per gli ami ci terremo su misure adeguate in base al diametro dei braccioli per cui useremo numeri dal 12 al 16.

Un appunto: liberiamo con cautela ed attenzione le catture inferiori alle misure stabilite dalle tabelle!

L’Unotre

Questo terminale, dicono, sia stato “inventato” sulle spiagge del Salento, in Puglia. E’ un sistema un po’ particolare, nato prevalentemente per l’utilizzo in acque basse alla ricerca di mormore molto “annoiate” e richiede di un po’ d’attenzione nell’essere lanciato in acqua.

Prepareremo un trave su un diametro dallo 0.30 allo 0.45 (in base al peso del piombo che dovremo utilizzare) lungo 2,30/2,50 m e a circa 10 cm dallo sgancio rapido del piombo posizioneremo il nostro sistema perlina, micro girella standard o a sgancio rapido, perlina dove collocare il bracciolo: per realizzarlo impiegheremo uno spezzone di fluorocarbon di due metri con diametro dallo 0,18 allo 0,25 alla cui estremità legheremo un amo tipo wormen dal n.8 al n.12, comunque sempre dimensionato all’esca.

A circa 15 cm da quest’amo legheremo uno spezzone di filo con diametro maggiore di un massimo due misure rispetto a quello utilizzato per il bracciolo principale non più lungo di 5 cm a cui precedentemente avremo annodato un amo del n. 10 o 12. Ripeteremo la stessa operazione con un ulteriore spezzone di filo collocato sempre a 15 cm dal precedente e non più lungo di 5 cm. Ci ritroveremo con un sistema praticamente composto da un unico bracciolo che gestisce tre ami.

Nell’innescare gli ami avremo cura di coprire completamente con l’arenicola sia l’amo che i piccoli braccioli di cm 5, mentre per l’amo principale, utilizzeremo i classici modi di innesco. L’aver ricoperto i mini braccioli di esca avrà due vantaggi: uno quello di ridurre i grovigli tra i tre ami in fase di lancio, l’altro, principale, quello di aver creato un effetto quasi “pasturante”: infatti per far rendere al meglio questo sistema dovremo farlo “camminare”.

Lanciato in acqua, recuperato il filo di bando, opereremo dei piccoli recuperi, molto lenti, ma intervallati e continui, non tramite il mulinello che utilizzeremo solo per raccogliere il filo, ma mettendo in tensione la nostra canna, che sarà lunga non meno di 4,50 m, in orizzontale a destra o a sinistra portando la punta della stessa dietro le nostre spalle. In questa maniera simuleremo un’abbondante “mangianza” in movimento.

Tra gli inconvenienti nell’adoperare questa soluzione sicuramente è quando ci troviamo in presenza di mare particolarmente formato. Un altro da non trascurare, soprattutto quando ci troviamo in un momento di numerose abboccate effettuate da specie di pesci diverse, è che questo terminale pesca esclusivamente sul fondo, per cui eventuali specie che non si nutrono a fondo, non saranno alla nostra portata.

Però vi possiamo assicurare che se il vostro settore langue e le mormore tardano ad arrivare, l’uso corretto dell’Unotre , farà la differenza !

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La linea longa

All’inizio di questo capitolo abbiamo specificato che la nostra attenzione si sarebbe rivolta a quei terminali “particolari”; cioè a quei sistemi pescanti che durante una competizione o una semplice pescata possono fare la differenza. Tra questi c’è da menzionare la così detta linea longa.

Di questo particolare terminale ne esistono più “versioni”. Parente per certi aspetti del meridionale Unotre, questo terminale è di origine portoghese. Se l’Unotre non è semplice da stendere in acqua, con il “portoghese” le cose sono ancora più complicate.

Per la realizzazione dovremo partite da un trave lungo dai 3,50 ai 4,50 metri con un diametro che varia dallo 0.35 allo 0.50, perché in questo caso, a prescindere dal mare calmo o mosso, saremo costretti ad utilizzare zavorre di un certo peso che permettano una buona stesura del terminale durante il lancio.

Per il bracciolo utilizzeremo del fluorocarbon lungo dai 3 ai 4 metri con un diametro che può variare dallo 0,20 allo 0,25. L’ideale per la costruzione del bracciolo sarebbe realizzare una classica “coda di topo” con i diametri a scalare, partendo da uno spezzone dello 0.35 fino ad arrivare sull’ultimo pezzo di 70/80 cm anche con un diametro dello 0.18; evitiamo questa soluzione se ci troviamo in presenza di alghe o con acque particolarmente limpide!

Saremo obbligati per poter effettuare un buon lancio a prediligere canne intorno ai cinque metri dotate di piantone particolarmente rigido (vedi canne in tre pezzi) e facendo attenzione a stendere con molta cura ed in asse con la canna il bracciolo.

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Se l’Unotre è utilizzato esclusivamente con il bracciolo vicino al piombo per pescare a fondo, con la linea longa potremo utilizzare il bracciolo sia a fondo, sia a metà trave, sia in alto, basta che il sistema nodo-perlina-girella-perlina-nodo sia scorrevole sul trave stesso.E’ chiaro da quanto si è detto che un sistema del genere predilige spiagge profonde il cui fondale degrada velocemente già a pochi metri dalla riva!

Posizionando il bracciolo a metà trave o in alto, sarebbe opportuno l’utilizzo del pop up o similare che lo distendano in maniera adeguata senza esagerare nelle dimensioni, altrimenti il nostro amo pescherà sempre in alto.

Cosa potremo pescare in questo modo? Tutte le specie ittiche presenti in questa colonna d’acqua, dalla superficie al fondo!

I Trucchi del mestiere ...

Nella preparazione dei nostri terminali, facciamo attenzione a dei piccoli particolari! Pesci come le boghe, le aguglie ed altre specie sono particolarmente attratte dalle piccole fonti luminose.

Un buon “trucco” sarebbe quello di collocare sui nostri braccioli a battere sull’amo le classiche palline forate fosforescenti che vengono utilizzate tanto nel bolentino nella misura SS.

Da poco presenti sul mercato, potremo utilizzare le micro perline calibrate a rifrazione di luce non solo per la realizzazione delle travi, ma anche, come sopra, direttamente sui braccioli, magari in numero consistente(4/5), scegliendo la colorazione in base all’esca usata. Faranno sicuramente la differenza!

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