Pesca a Bolognese in Foce d'Autunno

Bolognese 2

La fontana del campeggio sgorga con un filo d'acqua più che sufficiente, per pulire i pochi pesci presi nella notte. Gli occhi bucano dal sonno ed anche il caldo inizia a farsi sentire, siamo stanchi, poco appagati da una notte di pesca che ci ha dato ben poco.

Nonostante la marea fosse ottima e le sere prima qualche pesce in più era uscito, oggi siamo avviliti. Comunque pronti per una nuova sessione di che ancora deve arrivare!

Si iniziano a sentire dei rumori vicino al nostro bungalow e dalla porta esce un tipo smilzo, con baffi e basette stile anni settanta, cappello di paglia, anche la sua attrezzatura da pesca è molto retro, una volta appoggiata in bella vista vicino al tavolo di plastica dove consumerà poco dopo una colazione sostanziosa adatta a chi ha uno stomaco ben foderato, abituato a digerire anche i sassi.

Rientra veloce nella sua “tana”, apre il frigorifero ed esce accompagnato da una spigola che noi, con la presunzione dei vent'anni di allora non avevamo mai visto!

Bolognese 1

Tipo taciturno, ma forte delle sue potenzialità alieutiche ci passa di fronte accennando un sorriso facilmente interpretabile come presa per i fondelli e manifesta superiorità. Questa situazione è andata avanti per diverso tempo quasi fosse stata accesa, da quella mattina, una sfida tra noi e lui, ma solo noi interpretammo questo fatto in malo modo perché a lui, di noi, non gliene fregava assolutamente niente.

Anche perché più noi volevamo metterci in mostra con lui, più lui ci prendeva in giro mostrandoci catture da paura. Continuò così per diverso tempo fino a che, un giorno, lui, si mise a sedere di fronte a noi regalandoci una delle lezioni di pesca che difficilmente si dimenticano.

Iniziò a parlare a ruota libera facendoci capire, tra le righe che gli spot che stavamo battendo e che non ci davano niente salvo qualche pesce di taglia modesta non erano adatti per il periodo e che dovevamo pensare di iniziare a battere la foce lasciando perdere scogliere, porti ed altri spot simili che, adesso erano molto poveri di pesce di taglia e di conseguenza di catture.

Iniziò così una nuova esperienza che andò ad arricchire, nel tempo il bagaglio tecnico di due presuntuosi che pensavano di aver capito tutto o quasi di una pesca che, sicuramente, rimarrà per sempre tra le più difficili in assoluto anche perché di certezze, qui, ce ne sono ben poche e la foce, ambiente bizzarro e lunatico è sempre pronta a cambiarti le carte in tavola quando meno te lo aspetti o credi di aver capito tutto...

Bolognese 8

Lo Spot

La scelta è ricaduta su una foce naturale che abbiamo deciso di battere con la tecnica più amata dagli italiani: la bolognese. Le foci naturali sono molto soggette a cambiamenti perché non presentano nessuna struttura che le possa in qualche modo tenere “ferme”. Infatti, la sabbia è un materiale facilmente malleabile e, di conseguenza, piene fluviali e mareggiate possono cambiare di continuo l'assetto e l'aspetto dello spot.

Quindi dobbiamo, di anno in anno aspettarci cambiamenti anche radicali in meglio e in peggio. Nel nostro caso siamo abbastanza fortunati perché la foce oggetto della battuta di pesca, viene tenuta aperta con un discreto fondale per permettere alle imbarcazioni di uscire in mare senza problemi. Quindi, questo è già un punto a nostro favore!

Morfologia

I fondali non saranno mai omogenei nel senso che sulla linea di passata avremo dossi e buche che vanno affrontati in un certo modo. Questo è un altro punto a nostro favore a patto che si riesca ad interpretare molto bene l'azione di pesca.

Un fondale sconnesso, ovviamente con differenze di pochi centimetri, è quello che ci vuole perché ci si ferma la pasturazione naturale e quella integrativa fatta di bigattini sfusi, in questo caso. Infatti, sia nei dossi che nelle buche, i bigattini ci si fermeranno e, di conseguenza i pesci entreranno in pastura.

Bolognese 9

Maree

In questi spot, i movimenti di marea si fanno sentire. Siamo in foce, il mare è vicinissimo, quindi la marea montante spingerà in maniera importante, soprattutto durante le prime ore del fenomeno. Più spinge e più avremo possibilità di catturare del pesce.

Infatti, spingendo molto, la marea alzerà molta sabbia portando allo scoperto molto cibo per lo più costituito da piccoli crostacei, anellidi e bivalvi, tutti alimenti che fanno parte della dieta giornaliera dei pesci. Ovviamente, arriveranno anche sui bigattini. Quindi, prima di iniziare una battuta di pesca consultare sempre i movimenti di marea.

Il momento migliore, in fatto di orario rimane sempre il tramonto o l'alba, però, viste le temperature ancora abbastanza alte, avremo risultati migliori pescando dal tramonto fino a tarda notte. Durante le ultime fasi della marea montante, la spinta dell'acqua si farà sempre più lenta fino a fermarsi completamente per poi riprendere la via del mare con la marea calante.

Ecco, le fasi migliori sono le ultime due ore di alta marea e le prime due ore di marea calante.

Bolognese 4

Bolognesi in Azione

Pescheremo con terminali sottili e zavorre che possono spaziare dal grammo fino a tre. Occorre una con una progressione dolce capace di far fronte a pesci anche di buona taglia pur mantenendo un certo nervo per le situazioni limite.

Orate, spigole e cefali metteranno a dura prova l'attrezzatura anche se sono pesci di media taglia. Sopratutto i cefali con le loro fughe repentine e veloci capaci di cogliere il pescatore impreparato ecco perché occorre una bolognese con un'azione adeguata che ci venga incontro nel momento del bisogno.

Mulinello di taglia tremila caricato con un ottimo 0,14mm. In questo caso occorre un nylon specifico per mulinello con peculiarità importanti soprattutto dal punto di vista della resistenza all'abrasione e alla salsedine.

Nonostante questo, ogni qual volta che finiamo di pescare si consiglia di passare la bobina del mulinello sotto l'acqua dolce corrente in modo da togliere un po' di salsedine.

Galleggianti da Utilizzare

La marea spinge forte, agiremo in trattenuta sempre, tenendo e rilasciando il galleggiante anche quando la corrente sarà più lenta, in passata in reverse dragging.

Per pescare in questo modo occorre puntare su un galleggiante a goccia rovesciata con spalle larghe e antenna cava in modo che: in trattenuta ci aiuti a contrastare la corrente e, sui rilasci che non affondi sotto la spinta di quest'ultima e dei vari gorghi che si posso venire a formare nei momenti in cui la marea è più violenta.

Bolognese 3

Reverse Dragging

Siamo noi che dobbiamo adattarci alle abitudini dei pesci, non accadrà mai il contrario. Di conseguenza dobbiamo pescarli seguendo una logica del loro comportamento e cioè come sono abituati a mangiare. In foce, l'abbondanza di cibo sul fondale porta il pesce ad assumere un comportamento di raccolta del cibo senza doverlo inseguire troppo, anzi, non lo insegue proprio.

Quindi ci dovremo adattare a questo comportamento andando ad impiegare lenze che rallentino la corsa dell'esca sul fondo per una presentazione più consona a quello che vogliono i pesci, in questo caso orate e spigole.

Ecco perché entra in scena “la pesca a rovescio”, perché il muso dei pesci è rivolto verso il basso e la coda in alto, quindi non si accorgeranno minimamente della nostra lenza che gli passa sopra la testa perché sono troppo concentrati con il muso in terra a mangiare. Di conseguenza, far toccare qualche pallino della lenza sul fondo rende ancora più forte questa strategia.

Bolognese 5

Non è una pesca facile, per riuscire al meglio dobbiamo rispettare dei punti fermi cercando il giusto equilibrio tra taratura del galleggiante e appoggio della lenza.

In primo luogo, il galleggiante non dovrà essere tarato perfettamente, altrimenti si rischia che affondi sotto il peso dell'appoggio una volta che questo struscia sul fondale, non sono pesci troppo delicati nella mangiata, quindi non vi preoccupate che il “tappo” sparirà come una fucilata sotto la superficie.

Da mettere in conto alcune “padelle” con questa tipologia di lenza l'abboccata sul galleggiante la vederemo in differita!

Quando l'Acqua si Ferma

Quando siamo in prossimità del culmine di marea montante, la corrente si farà sempre più lenta fino a fermarsi completamente, questo è un momento molto buono per la pesca, dobbiamo quindi essere concentrati. Soprattutto non dobbiamo farci ingannare troppo dall'acqua ferma, mi spiego meglio.

Lo spot che abbiamo battuto per realizzare le foto per questo articolo, presenta una foce naturale. Con la marea montante occorrono ben quattro grammi per stare abbastanza bene in pesca sul fondale di circa due metri e mezzo.

Poi, quando l'acqua rallenta ovviamente ci sembrano troppi e, l'occhio del pescatore di acqua dolce abituato a pesci diversi da questi, cambia subito galleggiante, tant'è che più di una volta abbiamo montato due canne distinte una con quattro grammi e l'altra con un grammo e mezzo.

Bene, la risposta è stata schiacciante il quattro grammi anche ad acqua ferma o lenta, vince sulla zavorra più leggera. La risposta sta nel fatto che l'acqua è ferma solo in superficie, ma sul fondale, il cuneo salino continua a salire in maniera impercettibile, ma sale, quindi dobbiamo mantenere lo stesso assetto, finale in terra e occhi puntati sullo starlight!

Con una zavorra più leggera si rischia che l'esca, per effetto della spinta del cuneo salino si stacchi dal fondo rendendo vana l'azione di pesca.

La Spallinata

Le condizioni citate nel testo portano ad impiegare zavorre di peso importante, nell'ordine dei tre, quattro grammi. Abbiamo un fondale che oscilla dai due metri e mezzo a quasi tre metri nei punti più profondi.

Il cuneo salino spinge, quindi abbiamo bisogno di un basso lenza che ci garantisca una velocità dell'esca idonea durante la passata. Realizzeremo una “spallinata” di circa 90 cm realizzata con pallini 2x2 a partire dal n. 8 per arrivare al numero 2. Terminale dello 0,10 lungo circa 60 cm, amo del n. 20 innescato con un singolo bigattino.

Montatura

Partiamo dal presupposto che, spesso pescare con i bigattini è molto divertente perché copriamo un ampio spettro di catture, non saremo mai selettivi perché, queste larve sono appetite da molte specie ittiche.

Bolognese 6

Però, pescare con i bigattini vuole anche dire essere perfetti nella presentazione dell'esca e quindi intraprendere un'azione di pesca di un certo livello. Impiegheremo terminali sottili nell'ordine dello 0,10 ed ami piccoli che andranno dal n. 22 al 24 nei casi limite. Pescare con terminali sottili comporta oltre all'uso di bolognesi adeguate anche quello di altri accorgimenti importanti.

Primo fra tutti il no-nodo di Stonfo, il famoso ferretto per collegare lenza madre, in questo caso dello 0,14 e terminale senza l'ausilio di nodi e questo garantisce un carico di rottura invariato del finale dello 0,10. Come maggiore garanzia impiegheremo un amo ad occhiello, nel caso specifico un Daiichi 1130 grub con occhiello fuori asse legato con un KLK. In questo caso il carico di rottura rimarrà invariato.

Bolognese 7

L'uso di un amo grub con occhiello disassato offre vantaggi interessanti per l'azione di pesca che andremo a fare.Un amo ad occhiello è sicuramente più pesante di uno a paletta, ma allo stesso tempo garantisce una buona tenuta e poi, visto che peschiamo con il finale in terra, la leggerezza passa in secondo piano soprattutto su spigole ed orate.

Inoltre, ha delle proprietà autoferranti, però non ci illudiamo che l'amo legato fuori asse ci possa garantire meno ferrate a vuoto perché questo lo determinano solo due fattori: una corretta misurazione del fondo e la lunghezza del terminale. Quindi, il Daiichi 1130 lo uso perché credo nella sua robustezza ed affidabilità anche su misure piccole n. 22-24.

Bolognese 1 Bolognese 2 Bolognese 3 Bolognese 4 Bolognese 5 Bolognese 6 Bolognese 7 Bolognese 8 Bolognese 9

Articoli correlati